La contrada Casino Lebano, distante 8 chilometri dal capoluogo, con i suoi circa 90  residenti, è il nucleo abitato più piccolo del Comune di Orria (SA).

Un caratteristico borgo, con un’altitudine  di circa 30 m sul livello del mare, situato sulla sponda destra della Fiumara (Torrente di Gioi), un paio di chilometri da Omignano Scalo, quasi in confine con i Comuni di Salento e Perito.

Una sorta di vera e propria porta d’ingresso, per i visitatori provenienti da Sud.

Negli anni trenta del secolo scorso, vi abitavano pochissime famiglie, 4 delle quali vivevano nel “Casino” (casa di campagna) di proprietà dell’avv. Pasquale Lebano, figlio di Don Rosario Lebano  da cui il toponimo attuale.

 

Questi, nel 1840, insieme a suo fratello Miccaro, si era aggiudicato ad un’asta tenutasi nel municipio di Salento, un complesso boschivo di oltre 100 ettari, nell’area dove attualmente è ubicato Casino Lebano.

 

Dopo alcuni anni, i due fratelli Lebano si divisero i beni di famiglia, stabilendo, tra l’altro, che i fondi di Sessa Cilento e Santa Lucia fossero assegnati a Miccaro, mentre, i terreni siti nel Comune di Orria, in località “Piana dei Marri”, passassero in proprietà esclusiva di Rosario.

Quest’ultimo, chiese alla famiglia Caporale di Sessa Cilento, suo paese natale, di mettere in coltura i nuovi possedimenti, disboscando i terreni ereditati.

 

I componenti della famiglia Caporale, già coloni di fiducia dei Lebano, con particolare capacità e competenza, in pochi anni, organizzarono una vera e propria fattoria con una capacità produttiva ragguardevole sia per i frutti della terra, sia per l’allevamento del bestiame.

Una vocazione per l’agricoltura di qualità, che Casino Lebano, ha conservato fino ai  giorni nostri.

 

Dagli inizi del 900 fino al 1944, anno della sua morte, l’azienda fu affidata alla gestione dell’avv. Pasquale Lebano, figlio di Don Rosario, conoscendo anni fiorenti.

 

All’indomani del II conflitto Mondiale, gli eredi dell’avv. Lebano, decisero di vendere ai coloni. Di conseguenza, quella che era una sorta di “Fazenda”, fu smembrata in tanti appezzamenti, ed i nuovi proprietari, non solo continuarono a coltivare la terra ma costruirono anche diverse abitazioni, facendo sorgere, di fatto, il borgo cosi come noi lo conosciamo.